3° Quaresima/C (24-03-2019) – Cattedrale di San Lorenzo – Perugia – Chiamati alla santità

Non avere paura della santità. Non ti toglierà forze, vita e gioia. Tutto il contrario, perché arriverai ad essere quello che il Padre ha pensato quando ti ha creato e sarai fedele al tuo stesso essere” (Papa Francesco, Gaudete et exsultate, 32)

Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati

75. Il mondo non vuole piangere: preferisce ignorare le situazioni dolorose, coprirle, nasconderle. Si spendono molte energie per scappare dalle situazioni in cui si fa presente la sofferenza, credendo che sia possibile dissimulare la realtà, dove mai, mai può mancare la croce. 76. La persona che vede le cose come sono realmente, si lascia trafiggere dal dolore e piange nel suo cuore è capace di raggiungere le profondità della vita e di essere veramente felice.[70]Quella persona è consolata, ma con la consolazione di Gesù e non con quella del mondo. Così può avere il coraggio di condividere la sofferenza altrui e smette di fuggire dalle situazioni dolorose. In tal modo scopre che la vita ha senso nel soccorrere un altro nel suo dolore, nel comprendere l’angoscia altrui, nel dare sollievo agli altri. Questa persona sente che l’altro è carne della sua carne, non teme di avvicinarsi fino a toccare la sua ferita, ha compassione fino a sperimentare che le distanze si annullano… Saper piangere con gli altri (Rm12,15), questo è santità ».

I santi della porta accanto

Giunio Tinarelli, nasce a Terni il 27 maggio 1912. Operaio alle acciaierie di Terni, colpito da poliartrite anchilosante e deformante, per 18 anni resta immobilizzato nel suo letto, chiuso nella sua cameretta. Il suo letto diventa una cattedra, la sua cameretta il luogo d’incontro con centinaia di persone: da consolato diventa il consolatore, per la forza d’animo con la quale affronta la malattia, per le molteplici relazioni epistolari con malati di tutta Italia. L’incontro a Lourdes con mons. Luigi Novarese lo introduce a valorizzare la sofferenza e scoprire in essa la ‘vocazione’ alla quale lo chiamava il Signore, essere associato alla sua Passione per la salvezza delle anime, diventare missionario fra gli ammalati: “Il malato per gli ammalati”. Si iscrive prima fra i “Volontari della sofferenza” e in seguito emette i voti nell’ambito dei “Silenziosi operai della Croce”, che gli permetterà di dire: “Amo la sofferenza e non la scambierei con nessun altro bene al mondo”. Sabato 14 gennaio 1956, alle ore 18, Giunio ritorna alla Casa del Padre a 44 anni.

Preghiera

Maria, Madre Santissima, aiutaci a stare sotto la Croce, a non abbandonare tuo Figlio, neppure quando l’ora è più buia, quando tutto sembra perduto, quando le lacrime ci riempiono gli occhi. Maria, tu che hai avuto coraggio, donaci la forza dell’amore. Tu che non hai chiuso gli occhi davanti alla sofferenza, aiutaci a stare vicino a chi soffre con amore. Senza risparmiarci.

Impegni

Scoprire un progetto d’amore a cui Dio ci chiama anche dentro le difficoltà.

 

 

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