4° Avvento 2013

4° Avvento 2013    – Cattedrale di San Lorenzo – Perugia

Il deserto nella città: “Il regno di Dio è vicino” (Mt 3, 2)

Tutto è segno di Dio: “Hanno gli occhi e non vedono, hanno le orecchie e non sentono” (Mt 13,14).
Dio è presente in tutto e tutto è segno di Lui. Entrare nel Regno significa capire le cose, avvertire il discorso che l’Invisibile presente sta facendo attraverso l’infinità dei segni.. Ma per entrare, per capire è necessario un cuore di bimbo.. Il mistero di Dio ha la sede nel cuore dell’uomo e anche se incomincia a farsi sentire nel suo cervello trova la risposta solo nell’amore.. Il segno è spiegato, interpretato, capito nell’amore.. La tua casa.. nell’amore diventa il segno di un’altra casa che è il Paradiso… Un convito nuziale.. diventa per il popolo di Dio, che ama, il segno di un altro convito nuziale in cui è annunciata l’intimità tra Dio e l’uomo.. La presenza di Dio che viene trasforma l’ambiente in cui si vive in un ideale tempio dove si può ‘adorare Dio in spirito e verità’ (Gv 4, 24). Il deserto torna a vivere se lo sguardo lo vede abitato da Dio.. Dopo il pianto, dopo la sofferenza se si riesce a capire chi è Dio e che cosa può fare della nostra povertà, si scopre il segreto più grande della vita e del Regno: In Dio non conta fare o non fare, riuscire o non riuscire, conta amare. E se l’amore non si è realizzato nell’azione, si realizza oggi nel desiderio.. se nell’azione si scopre il limite, l’impotenza, nel desiderio si realizza il vero sogno. Nel reale si capisce la terra, nel desiderio si intuisce il Regno.. Il regno di Dio è il risultato di un immenso desiderio nato nel cuore dei poveri e trasferito nel cuore squarciato del Povero per eccellenza: il Cristo”.

 

Tutto è segno di Dio. Non esiste luogo vuoto della Sua presenza. Mi ci devo abituare per sopportare il deserto nella città e per animarlo del suo amore”.

 

Lodi                Salmo 19 (18); Siracide 42, 15-26; 43, 1-37

Vespro            Salmo 17 (16); Cantico di Zaccaria, Lc 1, 68-79

Lettura           Esodo 16

Impegno:  Quando le cose non si capiscono, quando soffro, quando piango, quando l’esperienza del mio limite mi conduce contro il muro della mia incapacità, quando la mia povertà mi fa capire che cosa significhi essere uomo, è allora che devo fare il salto della speranza credere al Dio dell’impossibile.. è allora che mi guardo intorno e pongo un fatto concreto come risposta all’Amore di Dio.., sfamo l’affamato, visito l’infermo, condivido i miei beni, il mio tempo con chi ne ha bisogno, consolo chi è afflitto, perdono chi mi ha offeso…

 

Testi tratti da: C. Carretto, Il deserto nella città, Buc, Edizioni San Paolo

 

Buon natale!

IL REGNO DI Dio.. È il dio con noi.

È la notizia che dio ha messo la tenda tra di noi… La buona novella capace di dare significato sconvolgente alla nostra vita.

E il verbo si fece carne

Ed abitò tra noi

E noi vedemmo la sua gloria,

gloria come unigenito del padre

pieno di grazia e di verità” (Gv 1, 14)

 

“La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento… La gioia del Vangelo è quella che niente e nessuno ci potrà mai togliere (Gv 16, 22)… L’autentica fede nel Figlio di Dio fatto carne è inseparabile dal dono di sé, dall’appartenenza alla comunità, dal servizio, dalla riconciliazione con la carne degli altri. Il Figlio di Dio, nella sua incarnazione, ci ha invitato alla rivoluzione della tenerezza” (Papa Francesco, Evangeli Gaudium).

“Vergine e Madre Maria, tu che, mossa dallo Spirito, hai accolto il Verbo della vita nella profondità della tua umile fede, totalmente donata all’Eterno, aiutaci a dire il nostro “sì” nell’urgenza, più imperiosa che mai, di far risuonare la Buona Notizia di Gesù.. Aiutaci a risplendere nella testimonianza della comunione, del servizio, della fede ardente e generosa, della giustizia e dell’amore verso i poveri, perché la gioia del Vangelo giunga fino ai confini della terra e nessuna periferia sia priva della sua luce”  (Papa Francesco, E. G.).

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