II Avvento\A 08\12\2019 – Festa Immacolata concezione di Maria

Nella celebrazione di questo ciclo annuale dei misteri di Cristo, la santa Chiesa venera con particolare amore Maria SS. ma Madre di Dio, congiunta indissolubilmente con l’opera della salvezza del Figlio suo; in Maria ammira ed esalta il frutto più eccelso della Redenzione, ed in lei contempla con gioia, come in un’immagine purissima, ciò che essa, tutta, desidera e spera di essere” (Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione su la Sacra Liturgia, 103).

In questo breve ma pregnante testo i Padri conciliari condensano le ragioni teologiche e antropologiche della venerazione per la Madre celeste, additata al credente quale immagine di compiuta umanità.

Lo sguardo del credente, stupito ed ammirato, in Maria contempla il mistero di Dio che si fa “carne”: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.. Il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,1.14). Torna a risplendere, dopo il peccato, l’antica benedizione che all’inizio avvolgeva l’intero creato: “Dio vide che era cosa buona” (Gen 1, 12), anzi, “cosa molto buona” (Gen 1, 31), dopo che Dio: “creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” (Gen. 1, 27).

L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine.. si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: Rallegrati piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1, 26-27).

Piena e, in lei anche noi, pieni della benevolenza di Dio che solleva la nostra storia dalla pesantezza delle tenebre che spesso l’avvolgono, per ricollocarla nell’orizzonte del tempo escatologico, “un cielo nuovo e una terra nuova” (Apoc 21, 1), quello che la metafora dell’Eden originario già anticipava. La parola rivolta a Maria, una goccia di rugiada che fa rifiorire il deserto, non lascia intatto il mondo che incontra, lo sollecita, lo apre, lo cambia.

Dopo il saluto iniziale, la prima reazione di Maria, insieme alla sorpresa, è il turbamento (“conturbatio”) – “ella fu molto turbata” (Lc 1, 29a).

Stupore e timore, sorpresa e disorientamento, addirittura inquietudine; le emozioni del primo momento lasciano lo spazio alla riflessione e alle domande: tentativo del tutto legittimo della ragione di comprendere l’evento (“cogitatio” e ”interrogatio”): “Si domandava che senso avesse un saluto come questo” (Lc 1, 29b); “allora Maria disse all’angelo: ‘Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?” (Lc 1, 34) -.

Alla risposta dell’angelo – “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra” (Lc 1, 35) – Maria si arrende (“humiliatio”) con umiltà, coraggio, disponibilità al disegno di Dio: “Ecco la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1, 38).

 

L’itinerario di Maria in quattro tappe, “Conturbatio, cogitatio, interrogatio, humiliatio” sono paradigmatiche di ogni serio cammino di fede che si confronta con la concreta vita fatta di eventi tristi e lieti che ci stupiscono e ci preoccupano, ci interrogano sul loro senso, sconvolgono i nostri piani, ci incalzano per avere delle risposte anche coraggiose, una disponibilità a farci carico delle nuove situazioni.

Il sì di Maria al progetto di Dio genera la nuova umanità: in Cristo, il “Verbo.. fatto carne” si rigenera l’Alleanza tra Dio e l’uomo: “irruzione di Dio nel tessuto umano.. mondo fragile, contraddittorio, limitato e discontinuo.. Maria si presenta come la possibilità che uomo e cosmo hanno di essere investiti ed esaltati nella presenza divina” (Ravasi).

Maria.. custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (Lc 2, 19): ognuno di noi è invitato a rientrare in se stesso per ascoltare, facendo tacere ogni altro rumore, i fremiti di nuova vita che, pur tra tanti gemiti di morte, urgono nel profondo del cuore umano.

In ogni uomo che accoglie il Vangelo, il “Verbo” torna a farsi “carne”, continuando così, nel tempo e nei nuovi spazi, ad alimentare il sogno di un’umanità bella, il Regno di Dio che viene-avviene in ogni gesto di bene compiuto. Come Maria, ogni uomo è chiamato a rendersi disponibile al progetto, al sogno di Dio: “Ecce ancilla Domini”.

A chiusura della costituzione del concilio Ecumenico Vaticano II, “Lumen Gentium”, costituzione dogmatica su la Chiesa, i padri conciliari dedicano a Maria due brevi paragrafi. Nel primo, il numero 68, si dice: “La Madre di Gesù.. è immagine e inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell’età futura, così sulla terra brilla ora innanzi al peregrinante Popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore”.

Una poesia-preghiera di Rabindranth Tagore:

Mi hai fatto senza fine, questa è la tua volontà.

Questo fragile vaso continuamente tu vuoti continuamente lo riempi sempre di vita nuova.

Questo piccolo flauto di canna hai portato per valli e colline attraverso esso hai soffiato melodie eternamente nuove.

Quando mi sfiorano le tue mani immortali questo piccolo cuore si perde in una gioia senza confini e canta melodie ineffabili.

Su queste piccole mani scendono i tuoi doni infiniti.

Passano le età, e tu continui a versare, e ancora c’è spazio da riempire.

 

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