III Avvento\A 15\12\2019 – Is 35,1-6a,8a.10 1-5; Gc 6, 13, 7-10; Mt 11, 2-11

Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?” (Mt 11,3)

Il ‘Messia’ presunto dai discepoli di Giovanni Battista sembra non corrispondere alle caratteristiche attese, non sembra il Messia grandioso e vittorioso che il popolo, nella sua umiliazione, sognava, è un Messia mite e umile di cuore.

Dietro la domanda le nostre incertezze, i nostri dubbi, i nostri interrogativi.

L’uomo è l’essere del desiderio, non semplicemente del bisogno, come per il semplice animale. ‘Desiderio’ da ‘de sidera, proiettato verso i cieli, qualcosa al di sopra dell’immediatezza. Non basta occupare spazi, l’uomo lancia se stesso verso mete che si costruiscono nel tempo ed oltre.

L’attesa fa parte del desiderio, ma può anche consumarlo: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”.

Ci può essere sempre un ‘altro’ pronto a riempire il vuoto tra l’attesa e la sua realizzazione, ma anche più semplicemente attendendo un ’altro’, presumendo che possa riempire il cuore dell’uomo, ‘figlio delle stelle’.

Beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!” (Mt 11, 6)

Scandalo per la ragione, che vuole certezze – Scandalo per la fede, quando Dio non coincide con le idee che ci siamo fatti su di Lui.

Il realismo della ragione, con i piedi a terra, non riesce a riconoscersi nei messaggi ‘alti’ del Messia e soprattutto nell’esito della sua avventura, Croce e Risurrezione.

Le speranze della fede cozzano con la durezza della vita.

Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: coraggio, non temete.. Ci sarà un sentiero e una strada e la chiameranno via santa” (Is 35, 3-4. 8).

E’ la via percorsa da coloro che hanno riaperto gli occhi del cuore (i ciechi), che si sono rialzati dopo rovinose cadute (gli zoppi), di quanti hanno ricostruito relazioni lacerate (i lebbrosi), di coloro che si sono rimessi in ascolto delle parole ‘buone’, cancellando le parole di odio (i sordi). La via faticosa che però conduce in alto, malgrado tutti gli scetticismi

Siate costanti.. rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina. Non lamentatevi” (Gc 5, 8-9a).

‘Beato’, dunque, chi accetta la gioia e la fatica di credere, di chi non aspetta l’evidenza ma la speranza, di chi accetta la fede come luce e come strada mai conclusa, di chi pur nella prigione del suo dolore non si occupa di sé ma di Dio e del prossimo.

‘Beato’ chi è perseverante e costante nell’attesa, con fiducia e speranza.

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