IV Avvento\A 22\12\2019 – Is 7, 10-14; Rom 1, 1-7; Mt 1, 18-24

Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto”.

Uomo giusto”, doppiamente.

 

In senso ‘legale’: rispettoso della legge della propria comunità che prevedeva per situazioni simili il ripudio, e rispettoso anche della sua dignità offesa.

 

‘Giusto’, in senso ‘etico’: l’etica che nasce non tanto dalla norma ma dal profondo del cuore, si fa carico della persona, ne rispetta la sua dignità umana.

 

Non il freddo rigore della legge ma il calore umano che mentre rifiuta il male mantiene rispetto per il colpevole, nella sua umanità fragile e ferita. Giuseppe non si appella semplicemente alla legge per affermare il proprio diritto e tutelare la propria onorabilità, mentre rispetta le esigenze della norma per responsabilità verso la comunità a cui appartiene, avvolge di sofferta e amorevole attenzione la persona colpevole, nel caso solo presunta tale.

 

Infine, la decisione di tenere Maria con sé, fidandosi e affidandosi ad un progetto che coinvolge la presenza divina nelle vicende umane, dentro una storia di cui Giuseppe è parte e viene da lontano, da un popolo quello di Israele, e si allarga a tutti i popoli.

 

Storia intessuta di attese e sofferenze, piatta ordinarietà ed eventi straordinari, speranze e delusioni. S.Matteo fa precedere il sogno di Giuseppe con la ‘geneologia’ che segna quella storia: “da Abramo a Davide, da Davide fino alla deportazione in Babilonia, dalla deportazione in Babilonia a Cristo” (Mt 1, 17), come dire dalla nascita di un popolo (Abramo) alla sua gloria (Davide), dalla dispersione (Babilonia) fine alla rinascita, e più ancora alla nascita di un nuovo popolo, erede delle promesse ad Abramo di cui l’intera l’umanità è destinataria (Cristo).

 

Uomo ‘credente’

 

Gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse:’Giuseppe figlio di Davide non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”.

 

Come si può dare credito ad un sogno? Giuseppe, ‘credulone’ ingenuo che chiude gli occhi sulla realtà per non lasciarsene ferire, o ‘credente’ al tempo stesso pensoso e coraggioso che non si pone fuori dalla realtà, ma accoglie una realtà che risponde a criteri non più giustificabili secondo le normali esigenze della ragione e del buon senso?

 

Il ‘credente’ sa come le cose in cui crede (fede consapevole) oltrepassano la logica normale; malgrado ciò è disposto ad impegnarsi per esse, ci mette la faccia, con il rischio di essere considerato un ingenuo ‘credulone’.

 

In realtà, il credente che pensa, tale è Giuseppe, non è uno sprovveduto ‘credulone’, la sua fede non nasce da mere pulsioni sentimentali individuali, essa è dentro una storia che viene da lontano (cfr ‘genealogia’ al cap. 1, 1-17 del Vangelo di S.Matteo), la cui eredità ci è trasmessa da testimoni autorevoli per opere e parole (i profeti, gli apostoli, i martiri, le comunità silenziose e fedeli, in una parola la Chiesa), una storia intrisa anche di peccato, di sangue, di infedeltà, che tuttavia non ha disperso l’eredità, consegnata da mani fragili a mani fragili.

 

Quella di s. Giuseppe, come quella di ogni credente consapevole della ‘non-ordinarietà’ a quanto dà il proprio consenso, è una fede ‘pensata’, al tempo stesso ‘umile’ e ‘riconoscente’. Non mero frutto della propria conquista, ma risposta positiva ad un appello alla libertà, condizione di verità e amore. Risposta mai definitivamente scontata, sempre consegnata alla libera responsabilità della volontà, i cui frutti maturano, si sviluppano e si colgono nel tempo, Fede, ad ogni modo, al tempo stesso ‘ferma’ e ‘mite’ che, mentre esprime un’adesione convinta, è consapevole anche della ‘fatica’ a credere e a perseverare, perciò stesso è capace di comprendere e rispettare chi non risponde positivamente all’appello.

 

“Ciò che veramente conta, è aderire all’azione divina, rintracciata ovunque, e tanto più degna di adorazione quanto più il nostro desiderio è sottratto alla nostra previsione e al nostro controllo” (P. Teilhard de Chardin).

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