1° Quaresima 2014

1° Quaresima 2014  – Cattedrale di San Lorenzo – Perugia – LA GIOIA DEL VANGELO

«La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento.
Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia… Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio, sicuro e permanente. Molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita. Questa non è la scelta di una vita degna e piena, questo non è il desiderio di Dio per noi, questa non è la vita nello Spirito che sgorga dal cuore di Cristo Risorto… Questo è il momento per dire a Gesù Cristo: ‘Signore, mi sono lasciato ingannare, in mille maniere sono fuggito dal tuo amore, però sono qui

un’altra volta per rinnovare la mia alleanza con te. Ho bisogno di te. Riscattami di nuovo Signore, accettami ancora una volta fra le tue braccia redentrici’» (Papa Francesco, “Evangelii Gaudium”).

 Preghiere minime

“Tu, Signore, ci vieni sempre incontro. Accoglierti nella pace delle notti o nel silenzio dei giorni, nella bellezza della creazione come nei momenti delle grandi lotte interiori, accoglierti vuol dire sapere che rimarrai con noi in ogni situazione” (Roger Schutz).

“O Padre, tu sei santo, tu sei diversità che viene; crea in noi e attorno a noi una situazione in cui appaia ancora la tua santità così diversa, e la tua vicinanza così creatrice di libertà ed alleanza” (Ermes Ronchi)

Modi diversi di far penitenza:  Anche per la penitenza, come per l’amore, occorre far funzionare la fantasia. Inventare, cambiare, tener conto delle situazioni.

“Per qualcuno, una pratica penitenziale sarà quella di mode­rare un pò la bocca anche in termini di testimonianza (o esibizio­ne?) della propria fede. Imporsi uno stile di credente improntato a una maggior modestia, discrezione, rispetto di chi pensa diversamente, rinunciando a certi atteggiamenti di sussiego, altezzosità, supponenza, saccenteria… Per altri, invece, sarà il caso di essere un pò meno timidi, in­certi, paurosi, allorché si tratta di «dar conto» della propria fede” (Pronzato).

 

Pubblicato in Parola e Vita