“La carità è paziente” (1Cor 13,4)

Essere pazienti non significa lasciare che ci maltrattino continuamente, o tollerare aggressioni fisiche, o permettere che ci trattino come oggetti. Il problema si pone quando pretendiamo che le relazioni siano idilliache o che le persone siano perfette, o quando ci collochiamo al centro e aspettiamo unicamente che si faccia la nostra volontà. Allora tutto ci spazientisce, tutto ci porta a reagire con aggressività. Se non coltiviamo la pazienza, avremo sempre delle scuse per rispondere con ira, e alla fine diventeremo persone che non sanno convivere, antisociali incapaci di dominare gli impulsi, e la famiglia si trasformerà in un campo di battaglia. Per questo la Parola di Dio ci esorta: «Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità» (Ef 4,31). Questa pazienza si rafforza quando riconosco che anche l’altro possiede il diritto a vivere su questa terra insieme a me, così com’è. Non importa se è un fastidio per me, se altera i miei piani, se mi molesta con il suo modo di essere o con le sue idee, se non è in tutto come mi aspettavo. L’amore comporta sempre un senso di profonda compassione, che porta ad accettare l’altro come parte di questo mondo, anche quando agisce in un modo diverso da quello che io avrei desiderato” (Papa Francesco, Amoris Laetitia, 92).

Preghiere

 

Signore insegnaci la pazienza. La pazienza dell’attesa, la pazienza delle lontananze, la pazienza dei distacchi. La pazienza per placare i sensi la pazienza per sciogliere gli screzi, la pazienza per chiarire le ombre. La pazienza dell’ascolto, la pazienza della comprensione, la pazienza del perdono. Signore insegnaci la pazienza delle nostre impazienze.

 

Nella vostra pazienza, possederete le vostre anime” (Lc 21,19)

 

Signore Gesù donami la pazienza con le cose, che non son quasi mai come io le vorrei; pazienza con gli avvenimenti spesso contrari e che sembrano studiati per infrangere la mia fatica e la mia costanza; pazienza con le persone che mi circondano e che mettono alla prova la mia sopportazione. Ti chiedo, inoltre, la pazienza di misurare le parole, dominare i nervi, usare un tono dolce e mai aggressivo della voce. Ti chiedo la pazienza di non lasciarmi mai trasportare da parole troppo facili di disprezzo, di giudizio, di valutazione. Ti chiedo, infine, la pazienza di non dire e non fare qualcosa quando so di non essere nella forma di perfetto equilibrio, per non dovermi pentire di aver agito impazientemente.

 

Liturgia della parola 1° Quaresima, anno A: Gen 2,7-9; 3,1-7; Sal 50\51; Rom 5, 12-19; Mt 4,1-11

 

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