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Il “Santo Anello”

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Cos’è il Santo Anello

La devozione alla Madonna coltivata nella Cattedrale di Perugia non è legata solo all’immagine della Mater Gratiae, ma anche alla custodia di un anello di pietra rara – l’analisi gemmologica del 2004 l’ha determinata come calcedonio, varietà microcristallina del quarzo –, che la tradizione attribuisce senza reale fondamento all’anello di nozze tra Maria e Giuseppe.

Le ragioni che ne hanno fatto il simbolo del matrimonio di Maria sono oscure. La funzione dell’anello, date le caratteristiche costruttive, sembra piuttosto da ricondurre a quella di un anello-sigillo, risalente probabilmente al primo secolo d.C., proveniente pare dall’oriente.

Il significato religioso del Sant’Anello

Le vicende che lo hanno portato fino a noi, prima a Chiusi, collegato al culto di S. Mustiola martire, protettrice della città, e poi a Perugia, hanno i colori della leggenda. Sottolineano in ogni modo l’intensità della devozione popolare, che, con fine intuito spirituale, lo ha trasformato in un simbolo di forte richiamo ai misteri di grazia che accompagnano le origini della fede cristiana.

L’anello, dunque, esposto alla venerazione non è una vera e propria reliquia di fede ma un monile che dall’uso probabilmente profano è stato trasfigurato a simbolo-segno portatore di un’eccedenza di significato, in un complesso processo di risignificazione del tutto usuale e legittimo che consente di sostituire un termine figurato ad uno letterale, come ben sanno gli studiosi del linguaggio, a prescindere dalle diverse interpretazioni ed usi cui può dar origine.

È diventato, nell’immaginario collettivo, “simbolo” che rinvia al fatto storico del matrimonio di Giuseppe e Maria, culla e custodia del mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio, fonte, per il credente, di Grazia e benedizione. Perciò la Cattedrale di Perugia, in continuità con la nobile tradizione di pietà che ha accompagnato nei secoli la tutela di questo monile, trasfigurato in “Sant’Anello”, lo conserva con cura e lo offre alla venerazione, in occasioni particolari, quale “memoriale” della partecipazione dell’unione coniugale di Maria e Giuseppe al mistero dell’incarnazione, e, per estensione, quale segno della fedeltà matrimoniale, che fa di ogni matrimonio il simbolo dell’amore di Dio per l’umanità, fonte di fecondità e di vita.

La storia del Sant’Anello: da Chiusi alla Cattedrale di San Lorenzo

Di certo sappiamo che l’anello, fino alla seconda metà del 1400, era custodito nella chiesa dei francescani di Chiusi, dalla quale fu prelevato da un certo frate Vinterio da Magonza, portato a Perugia nel 1473, donato al Magistrato della città Francesco Montesperelli, che lo fece conservare nella Cappella dei Decenviri al Palazzo dei Priori.

Nella vertenza che seguì tra Chiusi e Perugia per il possesso del S. Anello, il Papa Sisto IV, amico di Perugia dove aveva risieduto per gli studi, favorì la città umbra. Nel 1488 il S. Anello viene solennemente trasferito nella Cattedrale di San Lorenzo, dove tuttora è custodito.

La cappella e le casseforti del Sant’Anello

I nostri antenati lo hanno custodito gelosamente in una cappella all’inizio della navata di sinistra, riposto al di sopra dell’altare, protetto da due grandi casseforti in ferro e in legno. Le casseforti sono mascherate da un frontale in legno somigliante ad un armadio a quattro ante.

La prima protezione è una maglia di ferro fatta dai fabbri di Montemelino. La seconda protezione è un massiccio baule in legno, al cui interno si trova un prezioso reliquiario opera (1517) di Giulio Donati e Cesarino del Roscetto, diviso in due parti; nella parte superiore è contenuto l’anello. All’interno della cassaforte viene conservato anche un cuore d’oro donato dalla città di Perugia nel 1716 per ottenere la cessazione di un’epidemia di peste, come viene documentato da una pergamena contenuta all’interno del cuore stesso.

Per l’apertura delle casseforti bisogna mettere insieme 14 chiavi, un tempo conservate da istituzioni civili e religiose: il Comune, il Collegio della Mercanzia, il Collegio del Cambio; i maggiori conventi della città, S. Francesco al Prato, S. Domenico, S. Maria Nuova, S. Agostino; il Vescovo e i Canonici della Cattedrale. Oggi sono riunite nelle mani del comune (8), della Mercanzia (1), del Cambio (1) e del capitolo della cattedrale (4). L’apertura va fatta alla presenza di un rappresentante del comune e del capitolo, redigendo un verbale.

Le esposizioni del Sant’Anello: date e tradizioni

La “calata” del Sant’Anello, tramite un meccanismo a forma di nuvola argentea, allo stato attuale avviene in due occasioni “ufficiali”: il 29-30 luglio, data di trasferimento dell’anello dal comune alla cattedrale (1488), e il 12 settembre, festa del SS.mo nome di Maria. Qualche decennio fa si legava anche al passaggio dei pellegrini (in particolare provenienti dalla “Ciociaria”) che, prima di andare ad Assisi per il perdono, sostavano a venerare il Sant’Anello, a cui si attribuivano virtù terapeutiche per la vista, oltre che per la “calata” del latte nelle neomamme. Altre esposizioni, per cui è sempre necessaria la richiesta al comune, che garantisce anche un servizio di onore e sorveglianza con le guardie municipali, sono legate ad eventi particolari della chiesa perugina, di volta in volta stabiliti.

Il Sant’Anello nell’arte: il Perugino e la cappella

Il Perugino, proprio per la cappella del Sant’Anello, aveva composto la grande tela dello sposalizio della Vergine, attualmente nel museo di Caen, ivi pervenuta dopo le requisizioni napoleoniche. La sostituisce, con il medesimo soggetto, un’opera del francese Giovan Battista Wicar (1825). Alla parete della cappella è stato addossato, tra il 1520 e il 1565, il grande ed elegante Bancone dei magistrati, sormontato da una balconata.